Il Campanòn

Lo Stile

Sotto il profilo architettonico la torre presenta lineamenti di solenne linearità: realizzata sulla tipica pianta quadrata, essa è caratterizzata dal susseguirsi di ampie specchiature delimitate da cornicioni e da lesene scarsamente aggettanti.
Al di sopra del modulo di base e di quello intermedio sul quale si imposta il grande orologio, si erge l’elegante cella campanaria connotata da quattro grandi finestre centinate con balaustra a colonnotti in cotto. Il sovrastante terrazzo, che raggiunge la quota di 39,20 metri, è contornato da una seconda balaustra con pinnacoli in marmo sul quale poggia il leone rampante che costituisce ancora oggi lo stemma di Guastalla.
Negli atti del Consiglio Comunale è documentato il compenso di “lire mille e cinquecento, moneta di Brescia”, dovuto “allo signori Antonio e Faustino Ogna, taglia pietra di Razato”, per “l’impronta di marmi e la condotta di essi sino a Mosio, con la manifattura della baluastra con vasi, piramidi e leone” : il verbale risale all’11 agosto 1733.

Un progetto mai ultimato

Del più complessivo intervento urbanistico, costituito dalla torre e dalla piazza d’armi, rimane un’importante traccia iconografica del 23 giugno 1723, opera di Francesco Antonio Araldi. Da questa si desume l’assetto originario che si intendeva conferire alla nuova cortina edilizia: uno dei fattori di maggior interesse, che ne sono evidenziati, riguarda i criteri edificatori di inizio settecento, ed in particolare la progressiva rinuncia alle regole metriche che avevano governato l’edilizia cinque-seicentesca.

Dal disegno della torre conservato presso la locale Biblioteca “Maldotti”, dove arrivò nel marzo 1818 grazie a una donazione (1), si nota come il manufatto non fu completato, mancando la copertura a cupola prevista che andava a completare l’opera.
Purtroppo non conosciamo con esattezza le ragioni per cui il progetto non fu mai portato a termine. Queste potrebbero essere state di natura economica o strutturale. Secondo una diceria diffusa in passato, l’opera terminò a causa della morte del responsabile dei lavori rovinato accidentalmente dalla torre ma in mancanza di una documentazione certa la questione rimane avvolta nel mistero.

Le campane

Le tre campane bronzee collocate nella cella campanaria della torre civica di Guastalla sono: due in fogge post-rinascimentali e una medioevali (la piccola), con relative incastellature lignee e ferrature. La maggiore, posta centralmente, vede la minore a nord e la media a sud.

I tre manufatti bronzei, sono ad oggi montati per “concerto” per la suonata a slancio, su incastellature con bilanciere e ruote di tiro. Questo allestimento forse risalente alla fine del Settecento, quando venne collocata l’ultima campana (la campana grande porta la data del 1777). Per quest’ultima padre Ireneo Affò compose una serie di sonetti dedicati a Ferdinando Borbone di Parma Signore di Guastalla. Con l’ultima collocazione venne realizzata la modifica totale del sistema di tiro anche della campana più piccola e certamente più antica, di fogge trecentesche dotata in origine di un probabile tiro ad asta. Quest’ultima con tutta probabilità era nella torre della rocca trecentesca costruita dai Conti Torelli.

I sotterranei

Particolarmente suggestiva nella “stanza dei cunicoli”, quella che fu tra le peggiori delle carceri dell’antica Rocca denominata per la sua fama “la buca”.

L’antica Rocca

La Torre Civica sorge sul luogo nel quale anticamente si trovava la trecentesca Rocca, abbattuta dall’esercito spagnolo nel 1689. La fortezza, secondo alcune fonti venne realizzata per volontà di Guido da Correggio (la famiglia dei da Correggio dominò Guastalla dal 1307 al 1347), all’interno di quello definito “Castel Vecchio” (con la denominazione di “Castello” si indica un intero sistema di fortificazione e non la singola entità difensiva).

Il “Castel Vecchio” rimase la principale forma insediativa fino al 1370 quando i Visconti, i nuovi signori che dominarono la zona dal 1347 al 1402, iniziarono un processo di ampliamento del primitivo nucleo con l’edificazione del “Castello Nuovo”.

Con il passaggio della città a Guido Torello, già capitano dei Visconti e sotto il quale Guastalla venne innalzata a contea nel 1428, tale distinzione insediativa venne superata. Ai Torello sono infatti da attribuire alcune scelte fondamentali per il futuro assetto della città come lo spianamento di mura e fossati che separavano i due “castelli” e l’innalzamento dell’ “Argine della Cerchia” nel 1455 (2).

Sarà Cesare Gonzaga, figlio Ferrante I che nel 1539 acquistò la contea da Ludovica Torello, a trasferire nel 1567 la residenza della corte dalla Rocca al nuovo palazzo tuttora esistente. Dell’antica Rocca oggi rimangono solamente due disegni di G.B. Battaglia conservati presso la Biblioteca Maldotti.

È datata 1661 una “Consegna che il Mastro di Casa di S.A.S. Antonio Canuti fa al castellano Giacomo Gandini di tutte le munizioni armi ad altre cose che si trovano nella Rocca” che fornisce un accurato inventario su tutto il materiale presente all’interno della rocca (3) mentre da una “Relazione sulla fortezza di Guastalla presentata alla Serenissima Repubblica Veneta” redatta da Francesco Bianchini nel 1686, conservata presso la Biblioteca Maldotti abbiamo una descrizione su come doveva presentarsi l’edificio quattro anni prima dell’abbattimento: «Quattro sono i Ballovardi che mostrano di essere interamente compiti, ognuno di essi di struttura simile (con quella sola differenza che richiede la natura del sito irregolare) con il ramparo e parapetto di terreno ed uno zoccolo di pietra cotta che per tutto il recinto si vede» (4).

Il primo ottobre 1689 iniziò la demolizione delle mura e della Rocca di Guastalla ad opera degli Spagnoli del governatorato di Milano in risposta alla politica filofrancese di Ferrante II Gonzaga e le operazioni si protrassero fino all’anno seguente.

Nella sua “Istoria della città e ducato di Guastalla” padre Ireneo Affò scrive a riguardo:
«Dalla demolizione de’ baloardi si passò intanto a voler distruggere anche l’antica Rocca di Guastalla, edificata già al tempo de’ Visconti, asilo un tempo fortissimo de’ Correggeschi, e de’ Torelli. Il Duca ragguagliato che ne fu mandò a levare le sue artiglierie consistenti in diciotto pezzi di Cannone cinquantatrè Spingarde cinquecento Moschetti ottocento pesi di polvere centotrenta cassette di palle da Moschetto oltre molte palle da Cannone ducento Picche molte armature antiche trentacinque Archi colle loro freccie e tre carra di miccia le quali cose non permisero gli Spagnuoli che si trasportassero fin a tanto che non venne ordine dal Governatore di Milano di lasciarne al Duca un libero uso Abbandonata però la Rocca dal Castellano Carlo Misura da Mantova vi entrarono gli Spagnuoli a 4 di Febbrajo e poco appresso fu ordinato a Sebastiano Castiglione Tenente Generale dell Artiglieria che a forza di mine intraprendesse a farne volar aria le gagliardissime Torri» (5).

  1. (B.M.G, Archivio Maldotti, b. 1 “Donazioni”)
  2. Stefano Storchi “Guida a Guastalla” edizioni Dedalo, 1984; Stefano Storchi “ Guastalla la costruzione di una città” edizioni Diabasis, 1999
  3. (B.M., Fondo Gonzaga, b.47/70)
  4. (B.M.G Fondo Mossina, vol.67 pag. 81)
  5. 5. Ireneo Affò “Istoria della città e ducato di Guastalla”, Parma, 1785-1788

Si ringraziano: Elisa Bertazzoni, Daniele Daolio, Lorenza Pavesi, Alice Setti, Fiorello Tagliavini

Testo a cura di Francesco Fava.